LA MIA FILOSOFIA DEL VEDERE

 

Ti ascolto con i miei occhi.

Voglio creare per te delle immagini che ti si impiglino prima tra le ciglia, poi nel cuore. Per sempre.



Per me una buona fotografia è quella che ti smuove qualcosa dentro.

Quella a cui torni spesso con il pensiero, a volte per giorni, a volte per una vita intera.

Quell che continua a parlarti negli anni, come le figurine animate di Harry Potter.


Questo è esattamente il tipo di storytelling fotografico che voglio realizzare per te.

Un ricordo tangibile di come ti sentivi in quel preciso attimo della tua vita. Lo faccio con un minuzioso lavoro empatico prima della sessione, che mi permette di tradurre le tue parole in immagini.


Per questo, se cerchi solo un paio di scatti, è molto probabile che non sia la fotografa per te.

 

Sono la fotografa giusta per te se...

 

  • Non ti piacciono le fotografie uguali a quelle di tutti gli altri, in posa, sempre con la stessa palette di colori, piatte. Già, proprio quelle fotografie che la tua vicina di casa ha appena scattato identiche. Vuoi degli scatti unici, intimi, che raccontino una piccola storia: la tua. La tua, e di nessun altro.
  • Credi (e pretendi) che dentro agli scatti di un fotografo via siano interpretazione e visione narrativa.
  • Ti piace l'idea di un vero e proprio racconto visivo che negli anni ti riporterà con il ricordo al giorno della sessione: non solo le immagini con il tuo viso, ma anche quelle dei dettagli, i piccoli gesti, il luogo, gli oggetti e tutto ciò che era lì con te, con voi, quel giorno.
  • Gli studi fotografici, gli sfondi sempre uguali e i sorrisi forzati nell'ansia di "venire bene" ti mettono a disagio.
  • Ti emoziona il pensiero di trascorrere un momento insieme a chi ami, non solo di “fare qualche fotografia". Se hai dei bambini, vuoi che si sentano liberi e a loro agio, senza costrizioni.
  • Non hai mai creduto al pressappochismo di chi dice "oggi siamo tutti fotografi, basta uno smartphone".

Perché "Sottovoce"


Per me le cose necessarie nella vita non hanno bisogno di urlare.

Non fanno rumore. Si dicono così, sottovoce.


Sottovoce è anche come parlano i bambini quando ti confidano un segreto. Come alcuni ricordi precisi ti vengono a trovare. Come due mani si cercano senza bisogno di dirsi un bel niente a voce alta. Come la luce entrava nella soffitta della scuola de La Storia Infinita (ve lo ricordate?), perlacea e ovattata.


La fotografia che mi piace è esattamente così.

Delicata, gentile. Non forza, non esibisce.

Celebra la vita e le emozioni che la attraversano, e basta.

"Una sera di nuvole, di freddo

e di luce che spiega ad altro il senso

della mia vita, questo vago accordo

di memorie in sordina, sottovoce

di me, di te, poveramente assorti.


Si resta a volte soli nella veglia

di un racconto sospeso [...]."



Alfonso Gatto, "Sottovoce". Da “Poesie d’amore: 1941-’49, 1960-’72”, “Lo Specchio” Mondadori, 1976

il mio approccio

Racconto l'unicità.

La tua, e di nessun altro.

Voglio parlare di te, e del tuo mondo. Lo faccio sulla base di quello che vorrai raccontarmi.

Quello che ti restituirò sarà una fotografia che insiste a essere tua.

il mio approccio

Non ti metto in posa.

Ti faccio muovere.

Con me puoi essere vento.

Io non ti costringerò in pose forzate (quelle di Pinterest), e non ti chiederò quasi mai di guardarmi. Vorrò solo che tu ti muova, che tu sia liberə.

Rispetterò i tempi, gli spazi, le distanze di tutti; mi farò da parte, se servirà.

il mio approccio

Ho una cura ostinata dell'immagine.

Da mio padre miniaturista e artigiano ho imparato che la cura è un atto di pazienza incredibilmente testardo.

Che ogni dettaglio merita un'attenzione gentile. Prima, durante, e dopo il servizio.

Ecco perché pianifico tutte le immagini con calma e le postproduco con la stessa delicatezza con cui maneggerei un'alessandrite.

il mio approccio

Venero l'autenticità, ma quella estetica.

Ricerco l'autenticità, è vero. Ma voglio che rientri sempre in una forma estetica pulita, essenziale, curata.

Controllo sempre il respiro della scena quando scatto: voglio delle fotografie piene di emozioni, sì, ma che siano anche belle per te da vedere, da incorniciare, ingrandire, da vivere e rivivere ogni giorno.

il mio approccio

Racconto una storia come se la stessi scrivendo a mano.

Per me un servizio fotografico deve essere una storia. E in una storia ci sono dentro tante cose: gesti, sguardi, ma anche il colore del cielo, la natura che ti circonda in quel momento, gli oggetti sullo sfondo. Tutto quello che è testimone inconsapevole di quello che viviamo, e che vorremo ricordare un giorno. Succede così anche nei libri, no? Non ci sono solo dialoghi e azioni, c'è anche tutto il resto.

 

Il manifesto del mio sguardo

 

Quello che cerco, quando fotografo, è il fotogramma emozionale di una storia più lunga e complessa.


Una storia che non conosco per intero, ma che ho il compito di ascoltare, per come mi viene affidata, accogliere e restituire sotto forma di immagine.


Quando fotografo, voglio ricordarmi che gli occhi che ho davanti stanno sempre raccontando qualcosa. E che il mio lavoro è saperlo ascoltare.